domenica 20 marzo 2011
Il Ferrarese Racing Team vince la Ficker Cup
Simone Ferrarese al telefono, palesemente soddisfatto racconta: “sono molto contento di aver conquistato questo prestigioso trofeo che, in passato, era andato a grandi professionisti del match race come Scott Dickson, John Kostecki e Terry Hutchinson. Voglio ringraziare il mio equipaggio che ha lavorato in piena sintonia, con grande concentrazione e professionalità. E’ inoltre un onore aver conquistato un posto alla Congressional Cup, in cui sfideremo equipaggi che si trovano ai primi posti della ranking list mondiale.”
Il Ferrarese Racing Team, portacolori dello Yacht Club Cortina d’Ampezzo, resta dunque a Long Beach in California dove martedì 22 marzo prenderà il via la Congressional Cup. All’evento che si disputerà sempre a bordo dei Catalina 37’, parteciperanno, tra gli altri, il siciliano Francesco Bruni, il francese Mathieu Richard e l’inglese Ian Williams rispettivamente all’ottavo, terzo e quinto posto della ranking list mondiale di match race.
Il Ferrarese Racing Team è composto da Simone Ferrarese (Timoniere), Michele Valenti (Randista), Alessandro Saettone e Corrado Capece Minutolo (Tailer), Roberto Innamorato (drizze) e Andrea Quartulli (prodiere).
da: http://www.marinepartners.net/2011/03/il-ferrarese-racing-team-vince-la-ficker-cup/
giovedì 17 marzo 2011
martedì 15 marzo 2011
domenica 13 marzo 2011
domenica 6 marzo 2011
Francesco Bruni tra regole, Olimpiadi e match race
ZGN: Ciao Francesco e grazie del tempo che ci stai concedendo. Partiamo dall’argomento del momento: hai avuto modo di leggere le nuove regole per il match race in Coppa America? Qual’è la tua prima impressione?
FB: Beh, partiamo dal presupposto che i cambiamenti introdotti mirano proprio a rendere il match race interessante anche utilizzando i multiscafi. ISAF e Defender, nello stilare le nuove regole, hanno capito che riadattare semplicemente le vecchie norme non sarebbe bastato per rendere le regate interessanti. Anzi, sarebbe potuto essere quasi pericoloso. Pensiamo, ad esempio, all’individuazione della zona d’ingaggio in corrispondenza dei giri di boa: questa resterà di tre lunghezze solo per la prima boa al vento, mentre in tutte le altre diventerà di sei lunghezze. Si tratta senza dubbio di un cambiamento notevole. Altra cosa molto particolare, che non ti nascondo mi lascia un po’ dubbioso, è il nuovo sistema di assolvimento delle penalità. Non si tratterà più di compiere un giro su sé stessi, ma si verrà rallentati forzatamente dai giudici, dai quali dipenderà la decisione di quando farti ripartire. Se ho ben capito, i giudici saranno sia in acqua che in una stanza di regia con telecamere e quant’altro, e ti faranno rallentare sino a quando non riterranno riparato il danno subito dall’avversario in seguito alla tua manovra errata. Questa mi sembra una forzatura, un qualcosa di poco dinamico, anche se, probabilmente, un giro su sé stessi, a bordo dei catamarani, risulterebbe molto più penalizzante.
ZGN: Guardiamo allo spettacolo. Pensi che il pubblico farà fatica a capire il nuovo sistema di penalizzazione?
FB: Credo di si. Specie chi sarà chiamato a commentarlo farà fatica a illustrarne il funzionamento. E’ un sistema che, di primo acchito, appare macchinoso. Ma non lo criticherei sotto questo punto di vista. Quello che mi lascia dei dubbi, dal punto di vista della spettacolarità, è vedere un barca che rallenta, molla le vele, si ferma e poi riparte, liberata dagli umpire. Mi pare molto meno spettacolare del vedere una barca che fa un giro su sè stessa proprio sulla linea di arrivo, mentre sta sopraggiungendo l’avversario. Questo a mio parere rappresenta un danno per la spettacolarità della regata. D’atro canto, però, mi rendo conto che compiere un giro su sé stessi con un catamarano è un’operazione che può costare parecchio in termini di tempo. Insomma, è materia delicata, che certo merita di essere debitamente approfondita.
ZGN: Secondo Torvar Mirsky la norma relativa al sistema di penalizzazione lascia troppo spazio all’interpretazione degli umpire e, di conseguenza, si corre il rischio di strascichi polemici in banchina. E’ un rischio concreto?
FB: Si. E’ un commento giusto. Pensiamo, ad esempio, che nel match race le critiche mosse agli umpire riguardano quasi esclusivamente la decisione di utilizzare la bandiera rossa per comminare una penalità immediata. E le critiche nascono proprio sul metro di giudizio impiegato dagli arbitri per estrarre o meno la bandiera rossa. Credo che attorno a questa norma si accenderanno numerosi scambi di opinione. D’altronde, va aggiunto, non tutti i sistemi sono perfetti e sinceramente non ho pensato a un’altra soluzione adeguata. Per esempio gli Extreme 40 usano come penalità, anziché un giro completo, una virata quando sei di bolina e una strambata nelle andature di poppa…
FB: Hai detto bene: anche questa è una differenza abissale. Nel nuovo match race di Coppa America non ci sarà più il dial-up perché si è data la possibilità alla barca entrante con mure a sinistra di incrociare a prua dell’avversario. Inoltre si è ridotto il tempo del pre-partenza, ma forse non è un male visto che, senza dialup e circling, difficilissimi da fare con il catamarano, sarà inevitabilmente noioso. Credo che gli equipaggi si limiteranno ad un’andatura al lasco sino al raggiungimento della layline del Comitato di Regata. Una volta raggiunta la giusta posizione stramberanno e vireranno per portarsi verso la linea.
ZGN: Chi entra mure a sinistra, par di capire, non sarà così svantaggiato come invece accade con il sistema classico…
FB: Bravissimo, è proprio così. Hanno consentito a chi entra mure a sinistra di incrociare a prua dell’avversario perché si sono resi conto che due catamarani che vanno in dial-up diventano incontollabili. E’ inevitabile che si fermino sull’acqua e la nuova Coppa America punta sulla velocità. Di conseguenza, in questa fase, ne risentirebbe lo spettacolo e i catamarani giocherebbero un gioco che non è il loro.
Come dicevi tu, ci sarà un allontanamento dalla linea con la barca mure a sinistra che incrocia a prua dell’altra, poi un riavvicinamento con un po’ di fish tailing, cioè con il classico gioco della barca dietro che spinge la barca davanti, e, infine, il time on distance per il corretto approccio alla linea. Tutto molto semplificato. Non ho paura di essere smentito quando dico che, sicuramente, questa parte sarà poco spettacolare.
ZGN: Questa era una delle due notizie principali della settimana. La seconda, che sta avendo grande seguito sui siti di vela italiani, riguarda la tua intenzione di tentare la qualifica per i Giochi di Londra 2012…
FB: Già… la Star non mi è mai passata di mente. Ho dovuto metterla da parte perché durante i due anni passati, tra Azzurra, il match race e altri impegni, sono stati desi di avvenimenti. A sgombrare a mente dai possibili dubbi residui sono state le selezioni molto semplici decise dalla Federvela: si corre tutto nel giro di un mese e mezzo e questo mi ha invogliato a riprovarci. Lo faccio con lo spirito di chi si si vuol divertire. Navigare in Star mi è sempre piaciuto, è sempre stato un piacere farlo e, visto che in questi mesi ne ho la possibilità, ci provo. Mi rendo conto che non sarà facile superare le selezioni: Negri, Celon e gli altri si stanno preparando con impegno da più di due anni. Il fatto che non abbiano avuto grandissimi risultati mi lascia sperare un po’, però so bene che sarà molto difficile.
ZGN: Quando si parla di Star, si parla anche di progetto vele, barca, ecc. Tu come ti presenti a questo tentativo? Avrai una barca nuova?
FB: No, purtroppo non c’erano i tempi giusti per poter costruire una barca nuova. Ci presenteremo con una barca charterizzata, seminuova, ma charterizzata. Abbiamo due o tre opzioni e dobbiamo ancora decidere quale scegliere. Le vele che ci accompagneranno saranno le North Sailis che ultimamente hanno fatto dei passi avanti rispetto alle Quantum. Insomma, ci presentiamo per divertirci e se viene anche il risultato, tanto di guadagnato.
ZGN: Dovesse esserci una qualificazione, andrai incontro a un evento che si svolgerà nel 2012 e che, ovviamente, ti obbligherà a un impegno importante nel corso del prossimo anno. Come pensi di sposare questa attività con quella di un’eventuale campagna di Coppa America?
FB: Beh, siccome la Coppa America ancora non è entrata nel pieno dell’attività, per ora non mi pongo ancora il problema. Poi, nel momento in cui avrò questa difficoltà, prenderò una decisione, ma ti dico già ora che se avrò una qualificazione in tasca per Londra 2012, non ci rinuncerei mai, per nient’altro al mondo. Ripeto, per ora la Coppa è in una fase di stallo, soprattutto per i team italiani, quindi non ho voglia di star fermo ad aspettare tempi migliori. E’ un’ipotesi fin troppo ottimistica quella di poter vincere le qualificazioni e magari avere anche una richiesta effettiva di lavorare in Coppa: a quel punto sarei davvero la persona più fortunata al mondo.
ZGN: Ad Atene hai combattuto per la medaglia sino all’ultima giornata ed eri già alla terza partecipazione. La qualificazione è un sogno che insegui a prescindere o per cavarti l’amaro che proprio la trasferta ad Atena ti ha lasciato in bocca?
FB: Beh, tutte le campagne olimpiche mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca quindi, ogni quadriennio che passa, mi piacerebbe avere la possibilità di riprovarci. In Cina non è stato possibile per altri impegni, ma la medaglia resta un sogno. Il sogno di tutti i velisti che sono passati attraverso le classi olimpiche e non importa che tu l’abbia conquista o meno: quando sei lì è come fosse la prima volta. Dev’essere però chiara una cosa: non si può pensare alla medaglia se non si vincono le selezioni per la proprio nazione. E’ necessario pensare a diverse fasi: prima c’è la fase uno, la qualificazione, e poi si pensa alla medaglia.
ZGN: Appena finita la Bacardi Cup, quindi, rientrerai in Italia e continuerai la preparazione con la Star?
FB: Purtroppo prima dell’impegno con Leone (ndr, Rocca), avevo occupati il calendario con altre competizioni. Sicuramente ogni minuto disponibile lo dedicherò alla Star. Ripeto, è una cosa che abbiamo deciso all’ultimo momento e faremo il possibile per presentarci preparati, al punto che qui a Miami, prima della Bacardi, stiamo uscendo nei ritagli di tempo con la Star. Purtroppo non posso annullare tutti gli impegni presi prima di questa decisione. Andrò alla Congretional Cup, e poi, una settimana prima di Palma, andremo in zona per fare un po’ di allenamento. Tra gli appuntamenti che non posso mancare cìè anche la Congressional Cup, che l’anno scorso abbiamo vinto, e alla quale non posso mancare.
D: …vai a difendere il tuo blazer rosso…
FB: …esatto. Non mi piace mancare ad impegni che già avevo preso.
FB: Ho deciso di fare le selezioni anche perché non andranno in conflitto, per fortuna, con nessuna tappa del World Match Racing Tour. Le selezioni si chiudono a metà maggio e il World Match Racing Tour inizia proprio subito dopo e proseguirà tutto l’anno. Anche questo mi ha dato lo stimolo per ritentare la campagna olimpica. Quando ho preso il calendario in mano e ho visto che le selezioni si svolgevano in un limitato periodo di tempo, ho deciso. Un periodo breve ma intenso, perché Palma, Hyeres e l’evento sul Garda, cadono tutti nell’arco di un mese e mezzo.
D: Anche nel World Match Racing Tour porterai con te una novità: non sarai più porta bandiera di Azzurra, ma di Mascalzone Latino…
FB: Si. Ci siamo iscritti come Mascalzone Latino, che ci da una mano e ci supporta. L’equipaggio sarà più o meno quello dello scorso anno. Siamo ormai affiatati e speriamo di raccogliere buoni risultati.
D: Dagli avversari cosa ti aspetti? Non ci sarà Adam Minoprio, magari potrebbe essere sostituito da qualche giovane talento…
FB: Beh credo che Ian Williams sarà focalizzato più degli altri anni per vincere il titolo. Penso che, assieme a lui, saranno da tenere sotto stretta osservazione Torvar Mirsky e Mathieu Richard. Peter Gilmour, che l’anno scorso non ha fatto bene, è sempre uno che ha una grossa esperienza. Tra i giovani non si può non nominare il kiwi Phil Robertson: ha grinta e talento. Ci sono grandi nomi nel World Match Racing Tour, tanti con esperienza e altri nuovi, ma tutti da tenere sotto controllo. Sarà dura, ma le sfide difficili piacciono… la mia Star ne sa qualcosa.
http://www.zerogradinord.net URL del pezzo: http://www.zerogradinord.net/vela/americas-cup/americas-cup-francesco-bruni-tra-regole-olimpiadi-e-match-race/
domenica 27 febbraio 2011
mercoledì 23 febbraio 2011
15 febbraio 1635: Buon Compleanno Galileo!
la verità circa la tua intentione, giudicassimo esser
necessario venir contro di te al rigoroso esame;
nel quale, senza però pregiuditio alcuno delle cose
da te confessate e contro di te dedotte come di sopra
circa la detta tua intentione, rispondesti catolicamente”
Io, Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria.
martedì 22 febbraio 2011
lunedì 14 febbraio 2011
Miami Winter Regatta
Un secondo e un primo posto ottenuti agevolmente eaffrontando un vento da nord tra gli 8 e i 13 nodi, anche molto variabile.
MELGES 24 (Dopo 6 gare)
1.) Riccardo Simoneschi, Audi; 1-2-1-2-[2]-1 = 7
2.) Brian Porter, Full Throttle; [DNS/17]-1-2-7-3-2 = 15
3.) Kristen Lane, Team Brickhouse; 812; 2-5-3-1-5-[7] = 16
4.) Cary Seigler, Rock Steady; 6-3-5-3-1-[4] = 16
5.) Guy Mossman, Battle Rhythm; 4-4-[6]-5-4-5 = 22
“Abbiamo lavorato bene – ha raccontato Riccardo Simoneschi – siamo riusciti ad ottenere dei risultati più convincenti anche se il lavoro e i test dei materiali sono ancora in corso. Sono soddisfatto del team che mi accompagna a bordo di Audi Melges 24, con Lucia Giorgetti, Gabriele Benussi, Vittorio Rosso e Michele Cannoni siamo un bel gruppo di professionisti che gira bene e il risultato di questo week end ne è la dimostrazione.”
Audi Melges 24 ancora con Riccardo Simoneschi alla Bacardi Cup (sempre a Miami a metà marzo).
domenica 6 febbraio 2011
domenica 23 gennaio 2011
sabato 22 gennaio 2011
Vela e incidenti, Miceli e Picciolini sbarcano alle Azzorre
Vela e incidenti, Miceli e Picciolini sbarcano alle Azzorre
Posted By Zerogradinord On 21 gennaio 2011 @ 23:11
Vela e indicenti – Flores – Alle 15.00 GMT di domani sabato 22 gennaio 2011 la motonave Delia che ha recuperato in Atlantico Matteo Miceli e Tullio Picciolini farà sbarcare i due velisti italiani sull’isola di Flores, nell’arcipelago delle Azzorre. La nave non potrà fermarsi in porto per una questioni di tempi e di costi. Un attracco non solo farebbe perdere alla Delia molte ore rispetto alla sua tabella di marcia, ma porterebbe anche l’armatore a sostenere i costi dell’approdo.
Tullio e Matteo verranno presi a bordo di una lancia al largo dell’isola e trasportati a Flores dove verranno sottoposti ad una prima visita medica. Matteo, nei tentativi di tagliare le vele per raddrizzare Biondina Nera, ha riportato un taglio alla mano e potrebbe anche avere una infrazione ossea. Ovviamente Matteo nega e sostiene di stare benissimo, ma questo lo diranno i medici.
Il giorno successivo, domenica 23 gennaio, è previsto il trasferimento ad Horta e la partenza per Lisbona, da dove Matteo Miceli e Tullio Picciolini rientreranno a Roma in serata.
Matteo, conosciuta la buona notizia, ha scritto una lettera ai genitori della quale omettiamo le parti private, ma che descrive l’accaduto come mai prima d’ora: “Peccato, eravamo in vantaggio sul record e stavamo navigando veramente conservativi con le vele molto ridotte con l’onda che si era calmata e una luna che illuminava la nostra strada. La scuffia l’abbiamo messa in conto già dalla prima giornata. Infatti al secondo giorno una grossa onda ci ha fatto ingavonare e scuffiare in avanti e in quell’occasione, in venti minuti neanche, l’abbiamo subito raddrizzata”.
“Purtroppo la notte del 17 non è stato così: con la violenza della scuffia l’albero si è spaccato a metà. Informati subito gli uomini sicurezza di rimanere in stand by, iniziava un nostro grande lavoro per mettere tutti gli apparati in sicurezza e cercare di rimetterla in piedi. E’ stato impegnativo con la barca sotto sopra tagliare tutte le cime le vele e liberare il troncone di albero che pensavamo di utilizzare per il raddrizzamento. Lgicamente per fare tutto questo abbiamo aspettato il mattino per non rischiare di rimanere impigliati. In quel frangente ho pure dormito abbracciato alla deriva! Con grande amarezza non ce l’abbiamo fatta. Bastava raddrizzarla e con un armo di fortuna arrivare, anche senza un record e soprattutto senza disturbare nessuno. Peccato, abbiamo fatto veramente di tutto, siamo riusciti a legare questo tronco d’albero in obliquo sullo scafo sotto vento e con il nostro peso in cima non ci siamo riusciti a metterla dritta. Le terrazze inverse ci hanno impedito il raddrizzamento e da li abbiamo pensato al soccorso che, per come navigo, è veramente l’ultima ipotesi. Tra l’altro eravamo anche sicuri che con il nostro recupero avremmo dovuto abbandonare quel catamarano che, in tutti questi anni, mi ha riempito la vita d’impegno, sacrificio, ma anche di tante soddisfazioni e vostre pene”.
“Il recupero della nave è stato veramente difficile. Una nave di duecento metri non si ferma e non manovra facilmente, figuratevi quando ci sono trenta nodi e cinque metri d’onda. Però il Comandante e il suo equipaggio, che sono addestrati a questo, hanno fatto un ottimo lavoro. Hanno fatto un primo giro intorno a noi. Il secondo giro, sempre con noi in contatto radio, sono stati un po’ veloci e abbiamo scarrocciato troppo lungo la murata: che elica grande che ha! Ma al terzo giro si sono riusciti a fermarsi con la loro prua vicino a noi e li è toccato a noi nuotare e arrampicarci su queste scalette di corda. Lì un po’ di panico, ti senti veramente piccolo davanti a un palazzo di venti metri che non riesci ad acchiappare, che fa su e giù e rolla come un’altalena con l’onda frangente. In piu avevo un bel fagotto che mi trascinavo di tutta l’elettronica (tra l’altro in parte anche prestata)”.
“Erano diversi giorni che stavamo cercando di scendere prima del loro sbarco in Islanda previsto a fine mese e solo questa mattina la buona notizia: il Comandante devia la barca per Flores dove arriveremo sabato pomeriggio grazie al permesso dell’armatore che deve prendersi altri costi di carburante e tempi di ritardo per allungare la strada e scaricarci prima.
Che strana storia! L’idea del catamarano nasce e sbarca qui alle Azzorre con Andrea Gancia dopo un trasferimento dalle Bermuda di un 70 piedi e finisce qui con questo sbarco”.
“Ora vado, il lavoro mi chiama. Mi hanno messo a ramazzare il ponte e a Tullio a lavare le gamelle! Scherzi a parte qui ci trattato da signori e ogni sera il Comandante, che vieta alcool a bordo, ci invita a fare un brindisi per averci salvato la vita. Figuratevi io che sono quasi astemio!”.
“Non preoccupatevi, la prossima barca è studiata per raddrizzarsi anche capovolta a 180 gradi: è una delle prove obbligatorie per fare il giro del mondo”.
Article printed from Zerogradinord.it: http://www.zerogradinord.net
lunedì 17 gennaio 2011
domenica 16 gennaio 2011
sabato 8 gennaio 2011
sabato 1 gennaio 2011
Rolex Sydney Hobart, tempesta nello Stretto
Il ritiro del maxi ha dato il via a una lunga serie di defezioni: il Sydney 38 Swish, il Reichel-Pugh di 46 piedi Shamrock, il Volvo 60 Southern Excellence e il Nelson Marek 52 Wot Eva hanno abbandonato la regata a causa di danni vari causati dal vento e dalle enormi onde.
Dodo di Nick Athineos si è diretto a Eden per sbarcare un membro dell’equipaggio che si era fratturato un braccio, ma non si è ritirato dalla regata. A bordo hanno registrato raffiche di 45-50 nodi.
Il 44 piedi Bacardi di Martin Power ha rotto l’albero 35 miglia a est di Batemans Bay, circa a metà strada della costa australiana del New South Wales. “Mentre vi sto parlando, stiamo organizzando le operazioni di soccorso qualora siano necessarie” ha commentato il Commodoro del Cruising Yacht Club of Australia Gary Linacre, appena arrivato a Hobart.
Alle 18.20, il 14 metri Exile di Rob Reynolds ha riportato danni alla timoneria e si è ritirato. Poco dopo, il celebre supermaxi australiano Brindabella di Jim Cooney ha abbandonato la regata dopo aver subito ingenti danni alla randa. Alle 19.05 il Beneteau 57 Alchemy III di Jarod Ritchie si è ritirato per rotture al boma e si è diretto a Sydney.
In un’intervista telefonica delle 18.30 con l’equipaggio di Wild Oats XI, il favorito della regata e attuale leader in tempo reale, Ian Burns ha commentato: “Qui nello Stretto di Bass la botta di vento ha lasciato un mare molto incrociato. Per fortuna la situazione finalmente si sta stabilizzando. Fra un paio d’ore dovremmo avere mare un pò più calmo e probabilmente 10-15 nodi di vento”.
Burns ha aggiunto: “Stamattina il passaggio di Gabo Island è stato davvero arduo, abbiamo dovuto rallentare la barca per evitare danni strutturali. Abbiamo dovuto ridurre al minimo la superficie velica e concentrarci al massimo per evitare di picchiare sulle onde: è stata una vera impresa. C’erano raffiche fino a 40 nodi e quando c’è così tanto vento nello Stretto di Bass, i giochi si fanno davvero pesanti. L’equipaggio è stato fantastico. E’ un piacere osservarlo all’opera. A prua le condizioni erano inumane, con continue ingavonate di oltre un metro. I ragazzi a prua hanno effettuato molteplici cambi di vele senza problemi. Gli equipaggi sono in pieno ritmo, ora inizia la seconda parte della regata”.
Le previsioni per la notte indicano venti da ovest-sudovest di 25-35 nodi, con isolati groppi e raffiche fino a 40 nodi e a seguire un calo a 20-25 nodi, con groppi, piovaschi e mare molto mosso. Nella notte le onde dovrebbero diminuire a 2-3 metri.
L’attuale leader della classifica overall in tempo compensato è il 63 piedi Loki di Stephen Ainsworth, che naviga a circa 80 miglia a sud est di Gabo Island.
Il resto della flotta della Rolex Sydney Hobart sta continuando il suo faticoso cammino verso Hobart. Tra le rimanenti settantasette barche figurano sei iscritti stranieri provenienti da USA, Regno Unito, Italia, Francia e due barche con equipaggi in parte russi; ci sono inoltre barche provenienti da sette degli otto stati e territori dell’Australia.
Article printed from Zerogradinord.it: http://www.zerogradinord.net
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